mercoledì 2 dicembre 2015

CUCINA PUGLIESE: Sannacchiùdere

Poche settimane...e Natale arriva!
E noi della rubrica regionale L'Italia nel piatto potevamo non proporre per questo mese un tema con le ricette natalizie? E certo che no, eccovi quindi suggerimenti, idee e consigli per la tavola delle prossime .feste.

Sulla mia tavola trovate i Sannacchiùdere,  un dolce tradizionale di Taranto e provincia, un dolce povero e di conseguenza preparato con pochissimi ingredienti, delle chicche uno tira l'altro!
Ho fatto una ricerca in rete e sui libri di cucina pugliese, beh la ricetta dei Sannacchiùdere che più mi ha convinta è quella di Ornella (tarantina doc) del blog Ammodomio , direi una ricetta perfetta questa di sua zia Rachele, grande cuoca...! Mi sono venuti buonissimi e friabilissimi...grazie Ornella ! Per Natale sicuramente ne farò in abbondanza, magari anche da regalare visto il successo in famiglia!

Pur assomigliando parecchio a Struffoli napoletani e Purcedhruzzi salentini, hanno ingredienti diversi, niente uova e lievito e neanche frutta candita o essenza di fiori d'arancia.

Sannacchiùdere...da dove deriva questo nome?
In dialetto tarantino "s'hanno a chiuder" cioè "si devono chiudere" in dispensa. Una leggenda narra che  una donna in tempi di povertà, con scarti di farina e pochissimi altri ingredienti, s'inventò questo misero dolce ma che poi, immerso nel miele, divenne  buonissimo tanto che la donna fu costretta a chiudere in dispensa i "Sannachiudere" per non farli finire troppo presto dai piccoli della famiglia che apprezzarono molto questo dolce.

Dal libro di cucina pugliese di L. Sada invece: il tarantino sannachiutele non è separabile dal sal. sandùcculi, dal greco medio sentokion cioè "capsula" "cassettina". Nella forma tarantina, che è la più diffusa in Puglia, si sovrappone "zanna", cioè "dente" (cfr. ferdin. sanagghjare (= dentatura) riferendosi alla forma, come a Carosino, Grottaglie, Manduria sono detti "vangali" (da "ganga", cioè molare, dente molare).

"L'Italia nel piatto" con questo appuntamento augura Buone feste a tutti voi...ci vediamo il prossimo anno...con altre puntate tutte da scoprire!

un abbraccio MILENA

Vediamo ora la ricetta
SANNACCHIUDERE









Questi solo con zucchero a velo









Ingredienti:

500 g. di farina 00
50 g. di zucchero semolato
100 ml. di olio evo
mezzo bicchierino di anice
mezzo bicchierino di rum bianco (sostituibile con alcool per liquore)
vino bianco q.b. per impastare ( circa 1 bicchiere)
1 pizzico di sale, cannella, chiodo di garofano
1 buccia di mandarino e di arancia
olio evo per friggere ( io metà olio evo e metà strutto)
500 g. circa di miele
confettini colorati

Procedimento:

Mettere a scaldare i 100 ml. di olio evo con le bucce di mandarino e arancia, poi eliminare le bucce e far intiepidire.
Sulla spianatoia mettere la farina con lo zucchero, i liquori, i 100 g. di olio aromatizzato con le bucce di mandarino e arancia, sale, cannella, chiodo di garofano ed impastare con vino bianco fino a far diventare l'impasto morbido come quello degli gnocchi. tagliare dei pezzi, fare a rotolini e tagliare a tocchetti grandi quanto mandorle sgusciate, passarli sul dorso della grattugia proprio tipo gnocchi.
Friggerli in olio evo a poco per volta, scolarli e farli sgocciolare su carta da cucina.
Poi passarli man mano nel miele che sarà stato scaldato, adagiarli nel piatto da portata e decorare con confettini colorati.

Andiamo ora a curiosare nelle cucine delle altre regioni...quali saranno le loro specialità per il Natale?

Piemonte - Il torrone alle nocciole 

Liguria - Ravioli di pesce  

Lombardia - Bignolata mantovana 

Trentino Alto Adige - Weihnachtliches Früchtebrot

Friuli Venezia Giulia - Buaidnik 


Toscana - Cavallucci e berriquocoli di Siena

Umbria-  Pinoccate  

Marche I cavallucci di Apiro 

Abruzzo " Celli Pieni"dolci tipici della tradizione abruzzese   

Lazio: Ceciaroli 

Campania  Scialatielli bucati con i purptiell affugat

Basilicata Crispi lucani

Calabria Pitta mpigliata o pitta nchiusa  

Puglia: Sannacchiùdere

Sardegna - Pan'e Saba  



lunedì 2 novembre 2015

CUCINA PUGLIESE: Agnello in umido con cardoncelli all'uso di Gravina

La puntata di oggi della rubrica L'Italia nel piatto è dedicata a piatti speciali come brasati, stracotti, umidi e stufati!

Mangiando pochissima carne avevo qualche dubbio sul piatto da pubblicare ma sfogliando il mio solito libro "La cucina pugliese" di Luigi Sada ho trovato subito una ricetta che non conoscevo ma che mi  ha stuzzicato parecchio ...l'agnello mi piace...i funghi cardoncelli li adoro... sicuramente un piatto che replicherò:


  AGNELLO IN UMIDO CON CARDONCELLI ALL'USO DI GRAVINA! 

Gravina in Puglia (o Gravina di Puglia) è un comune barese della zona della Murgia e per una parte si estende su un ciglio di un crepaccio profondo, molto simile ai canyon, scavato nella roccia calcarea da un fiumiciattolo, il torrente Gravina, affluente del Bradano, da cui prendono il nome le famose gravine della Murgia, in un territorio ricco di cavità carsiche, come il profondo Pulicchio di Gravina.

Il fungo cardoncello (cardungidde) il principe dei funghi,  cresce appunto nella murgia gravinese e abbinato all'agnello e alle verdure costituiva il piatto unico dei pastori della Murgia.

un abbraccio MILENA



















Ingredienti:

1/2 kg. di agnello
1/2 kg. di pomodori pelati
300 g. di funghi cardoncelli
olio evo
1 cipolla
vino bianco
sale e pepe
maggiorana

Procedimento:

Mettere a cuocere l'agnello, tagliato a pezzi, in un tegame con olio e cipolla tritata sottile. Aggiungere sale, pepe e quando la carne sarà rosolata unire i pomodori pelati.
Nel frattempo lavare i funghi, tagliare a pezzi i più grossi ed aggiungerli all'agnello in cottura. Condire con una manciata di maggiorana e portare a cottura allungando con un po' di vino bianco.










Quali saranno i profumi delle altre cucine regionali? Andiamo subito a scoprirli:

Piemonte: Brasato al Barbera
  

Lombardia: Russtissana Lodigiana
  
Emilia Romagna: Stracotto alla parmigiana

Liguria: Polpette al sugo
  
Toscana: Cinghiale in dolce e forte

Marche: Pollo in potacchio alla marchigiana
   
Umbria: Trippa in umido
  
Abruzzo:Pollo alla cacciatore abruzzese
  
Lazio: Garofalato  
  
Campania:Trippa con patate alla napoletana
  
Basilicata: Baccalà con le cipolle - Cipuddata
  
Puglia: Agnello in umido con funghi cardoncelli all'uso di Gravina

Calabria: Stufato di maiale
  
Sicilia: Aggrassatu con patate
  
Sardegna: Stufato di cinghiale alla nuorese
   

venerdì 2 ottobre 2015

CUCINA PUGLIESE: Orecchiette con purè di fave e cipolla rossa di Aquaviva

Altro appuntamento speciale  questo mese con la rubrica L'Italia nel piatto e con piacere diamo anche un grande benvenuto alla nostra Silvia, nuova rappresentante delle Marche!

Protagonista assoluta di questa puntata imperdibile è:
la Pasta Fresca.
Da nord a sud vedremo in bella mostra sui tavolieri o spianatoie tanti formati tipici di pasta fresca delle varie regioni.

Nella mia cucina trovate le famose orecchiette!

Non si hanno notizie certe sulle origini delle orecchiette, vennero diffuse in Puglia tra il XII e il XIII secolo a partire da Bari dove tutt'ora rimane uno dei primi piatti più squisiti. Forse provengono dalla zona provenzale francese, dove fin dal Medioevo si preparava una pasta simile, a forma di disco, spessa ed incavata al centro che si faceva seccare per conservarla più facilmente per i periodi più magri o per essere imbarcate in grandi quantità su navi che dovevano fronteggiare lunghi viaggi. Pare che poi furono diffuse con l'attuale nome in Puglia e Basilicata dagli Angioini che nel Duecento dominavano le terre delle regioni.
Lo scrittore napoletano ed esperto degli usi e costumi dell'Italia meridionale Giambattista del Tufo, in un'opera del 1500 parlando delle "strascinate e maccheroni incavati di Bari" attribuisce il legame delle orecchiette proprio al capoluogo pugliese.
Nel 1500 inoltre viene ritrovato negli archivi della chiesa di San Nicola di Bari, un documento di cessione di un panificio dove si può leggere come il proprietario del panificio nel cedere l'attività alla figlia, indicasse  come dote matrimoniale quella di preparare le famose "recchjetedde".

L'orecchietta (o strascenate, o recchjetèdde, o rècchje, o rècchje de prèvete, chianchiarelle, stacchjoddi, tutti nomi dialettali ad indicare orecchiette più grandi, più piccole, meno concave, schiacciate, ecc.) è la regina indiscussa fra le tante paste fresche che le nostre massaie pugliesi usano preparare in casa.
Le orecchiette rappresentano la tradizione gastronomica della Puglia e la loro lavorazione manuale le rende ancora più speciali ed insuperabili (niente a che vedere con quelle industriali).

Hanno una forma tondeggiante e concava, come piccole orecchie, rugosa all'esterno e più liscia all'interno, una forma ideale a raccogliere prelibati sughi e condimenti quelle piccole, con le verdure quelle grandi.
I piatti più famosi  per eccellenza a Bari sono appunto le orecchiette con le cime di rape e le orecchiette con il ragù, ricette che avevo già postato altre volte, oggi vi presento invece un piatto di orecchiette con prodotti tipici pugliesi, purè di fave e cipolla rossa di Acquaviva.

Tutte le varianti si preparano utilizzando esclusivamente semola (NON rimacinata) ed acqua, a piacere anche un po' di sale, ma tanto verranno comunque lessate in acqua salata e si realizzano appunto "strascinando" con la "sferr" (coltello con la punta tonda) pezzettini di pasta sulla spianatoia.
Ma vediamo in dettaglio come si preparano.
Sulla  spianatoia si mette la semola a fontana, al centro l'acqua tiepida q.b.  e si impasta energicamente sino ad ottenere una massa consistente liscia e soda, si forma un panetto, si copre con un piatto, o pellicola e si mette a riposare una mezz'ora. Poi si ricavano dei cilindretti spessi quanto un dito e si ritagliano dei pezzettini  che verranno strascinati sulla spianatoia con il coltello quasi a formare un cavatello, poi con un colpo di pollice lo si rovescia a formare l'orecchietta...semplice, eh!

Questo metodo viene usato in tutta la Puglia... ma a Bari?

A Bari è tutta un'altra storia... ! E' solo a Bari che si usa un  metodo dove praticamente l'orecchietta, senza bisogno di rovesciarla sul pollice, esce già bella e pronta dopo solo averla strascinata con il coltello e...udite udite...è questo il metodo che da circa un anno sto cercando di utilizzare,  così le faceva mia madre, mia zia, mia nonna e, se capitate nella città vecchia di Bari non mancate di farvi un giro nelle stradine dove potrete ammirare donne intente a lavorare in questo modo le orecchiette, all'aperto. sull'uscio di casa...uno spettacolo unico!
E' facile realizzare le orecchiette così?
Per niente proprio, ci vuole tanta esperienza, tanta abilità, tanta pratica, tanta pazienza!!!
Non perdetevi il video qui sotto che ho realizzato mentre preparavo le orecchiette, due risate sono assicurate, è il primo video che ho fatto, moooooolto casalingo, beh...un pò lentina, ma solo per farvi vedere la lavorazione, uhmmm...ma quanto tempo ci vorrà affinché arrivi alla perfezione e velocità  di mia madre?! Non so, per ora sono comunque super contenta, ogni volta è a lei che penso...e che dire...per me è anche un rilassamento totale...con la musica poi!!! !

un abbraccio MILENA


































Ingredienti:

300 g. di orecchiette fatte in casa 

200 g. di fave secche sgusciate
1 spicchio di aglio 
olio evo
sale
1-2 cipolle rosse di Acquaviva

Procedimento:


Mettete a bagno per 1 ora le fave, ( io evito questo passaggio). Poi scolatele e mettele a cuocere in un tegame coprite di acqua, l'ideale sarebbe nel pignatello, una sorta di brocca di terracotta, a fiamma bassissima, aggiungete uno spicchio di aglio  e un filo di olio evo, portate a cottura, girando di tanto in tanto, senza alzare mai la fiamma, diventerà una bella crema di fave, alla fine salate un pò.
Una volta cotte le fave, lessare le orecchiette in abbondante acqua salata, nel frattempo fare un soffritto di cipolle rosse tagliate a fettine.
Scolare la pasta, versare in una coppa ed amalgamare con il purè di fave ed il soffritto di cipolle.








Andiamo ora a scoprire le meravigliose paste fresche delle altre regioni:

Piemonte: Agnolotti piemontesi conditi con la (il?) barbera

Trentino-Alto Adige: Frittatensuppe

 Friuli-Venezia Giulia:  Blecs con Tazzelenghe

Lombardia: Tortelli di zucca mantovani

Veneto: Bigoli con ragù d'anatra

Emilia Romagna: Maccheroni alla bobbiese
  
Liguria: Tagliolini alle borragini con crema di ricotta 

Toscana: Tortelli maremmani

Marche: Le pincinelle marchigiane per l'Italia nel piatto

Umbria: Tagliolini con battuto

Abruzzo:Maccheroni alla chitarra
  
Lazio: Gli strigliozzi 
   
Campania: Pettole e Fagioli

Basilicata: Fusilli lucani - maccheroni filati al ferretto

Puglia: Orecchiette con purè di fave e cipolla rossa di acquaviva   

Calabria: Struncatura cà muddhica e alici salati

Sicilia: Ravioli di ricotta 





Notizie wikipedia

lunedì 21 settembre 2015

Muffin salati con zucchine e spek


Muffins salati con zucchine e speck. Questi sono i primi muffins salati che ho preparato tempo fa, poi ne ho fatti altri cambiando gusto!
Sfiziosi, saporiti, sofficissimi, semplici da preparare e soprattutto si prestano a svariati abbinamenti di ingredienti.
Sono ideali per un buffet, come antipasto, per uno spuntino veloce e sicuramente piaceranno tanto anche ai bambini!
Gustati poi tiepidi danno il massimo del sapore!

un abbraccio MILENA
























Ingredienti:

250 g. di farina 00
2 uova medie
100 ml. di olio di semi di arachidi
150 ml. di latte
1 bustina di lievito in polvere istantaneo per salati
1 cucchiaino di sale
200 g. di zucchine
qualche fetta di speck
formaggio grana grattugiato
1 spicchio di aglio per soffriggere le zucchine
a piacere menta basilico o prezzemolo
olio evo q.b.
pepe

Procedimento:

1) Lavare le zucchine e grattugiarle alla julienne, soffriggerle appena in un tegame con l'olio evo e lo spicchio di aglio tritato.
2) In una coppa sbattere leggermente le uova, aggiungere il latte, l'olio di semi di arachidi, gli odori, qualche cucchiaiata di formaggio grattugiato e pepe.
3) Setacciare la farina con il lievito ed aggiungerla al composto delle uova, amalgamare delicatamente, aggiungere poi le zucchine eventualmente scolate dell'olio in eccesso e qualche fetta di speck a pezzi, amalgamare ancora-
4) Versare il composto nei pirottini da muffin senza riempirli fino all'orlo ed infornare a 170° per circa 30-40 minuti e fino a doratura.

mercoledì 16 settembre 2015

CUCINA PUGLIESE: Focaccia con patate e rosmarino


Oggi vi portiamo in giro  alla scoperta di  meravigliosi profumi...quei profumi che ci regalano le stupende erbe aromatiche sparse ovunque nella nostra incantevole penisola! 
Il tema di questa puntata della rubrica dell'Italia nel piatto è infatti:
Erbe aromatiche e profumi di fine estate 

Le focacce qui da noi dominano le nostre tavole, ne trovate di tutti i gusti, si mangiano a pranzo, a merenda, a cena e...a colazione anche!
Nella mia cucina trovate oggi un'aromatica  focaccia con le patate e rosmarino, morbida, fragrante e soprattutto profumatissima, un'alternativa della classica focaccia pugliese con pomodori ed origano. 

Il legame che unisce la Puglia ed il rosmarino è il sole caldo ed avvolgente ed il mare di un azzurro fantastico, questa pianta aromatica cresce spontanea nei terreni asciutti e luminosi, sulle coste ed in riva al mare.
L'origine del nome pare derivi dal latino da rosa e maris cioè rosa del mare, secondo altri da rhusus e maris cioè arbusto di mare oppure ros e maris cioè rugiada del mare.
In cucina trova ampio spazio in molte ricette ed insaporisce molto gli  arrosti , a rametti o con gli aghi tritati. Le foglie, fresche o secche, l'olio essenziale  come pianta medicinale. Bellissime anche come piante ornamentali nei giardini come macchie, bordure o nei vasi su balconi e terrazze.

un abbraccio MILENA


Focaccia con patate e rosmarino
























Ingredienti:

150 g. di semola rimacinata
150 g. di farina 00
2 patate piccole lesse
10 g. di lievito di birra
1/2 cucchiaio di sale fino
1 cucchiaino di zucchero
200 ml. circa di acqua tiepida
olio evo
patate a fette q.b.
rosmarino
sale fino

Procedimento.

Preparare l'impasto mettendo sulla spianatoia la farina a fontana, al centro il sale fino, le patate lesse passate, lo zucchero ed il lievito sciolto in poca acqua tiepida.
Aggiungere poi man mano la restante acqua tiepida ed iniziare ad impastare, regolarsi con la quantità di acqua, a volte le patate sono più acquose e quindi diminuire la quantità di acqua, l'impasto deve risultare ne troppo liquido ne duro ma abbastanza morbido.
Ungere bene di olio evo una teglia ed adagiarvi il panetto, coprire con un canovaccio e mettere a lievitare per circa 1 ora e mezza nel forno spento.
Una volta che l'impasto è lievitato spargere un pò di olio evo sulla superficie ed eventualmente allargare con le mani fino a coprire il tegame, salare leggermente e coprire con delle fette sottili di patate crude, salare leggermente anche queste ed infine spolverare con aghi di rosmarino.
Infornare a 230° circa per circa mezz'ora o fino a cottura e doratura.









Andiamo a scoprire i profumi delle altre regioni:

Piemonte: Timballo di verdure grigliate al profumo di menta di Pancalieri
  
Friuli-Venezia Giulia: Gnocchi di rape rosse

Lombardia: Frittata di erbe fini di Gualtiero Marchesi
  
Emilia Romagna:Liquore al basilico  

Liguria: torta di zucchine al profumo di maggiorana   

Toscana: Acciughe sotto pesto
  
Umbria: Bocconcini di maiale al serpollo  
  
Puglia: Focaccia con patate e rosmarino 
http://breakfastdadonaflor.blogspot.it/2015/09/cucina-pugliese-focaccia-con-patate-e.html


Calabria: L'origano selvatico calabrese
  
Sardegna: Su Pistu..." Fregau " 



giovedì 10 settembre 2015

Tortine integrali con crema al limone


Semplici tortine che  oggi ve le propongo in versione integrale e con una gustosa crema al limone.
Un sapore rustico che ben si abbina al gusto agrumato della crema, perfette per la colazione, a fine pranzo o per una sana merenda pomeridiana accompagnate con dell'ottimo tè o caffè.
Ovviamente potete sostituire la crema al limone con quella al cioccolato, al caffè ecc...per renderle ancora più golose!

un abbraccio MILENA
























250 g. di farina integrale
150 g. di zucchero di canna
150 ml. di latte s/lattosio
100 ml. di olio di semi di arachidi
2 uova
1 bustina di lievito per dolci
1-2 bucce di limone grattugiate
1/2 l. di crema al limone o all’arancia o al cioccolato o al caffè (quella che preferite)
bagna al liquore o succo di arancia o latte

Procedimento:

In una coppa mettere la farina, lo zucchero, il lievito per dolci e miscelate.
A parte, in un’altra coppa, inserite il latte, l’olio di semi, le uova leggermente sbattute,  le bucce di limone grattugiate e miscelate.
Unire gli ingredienti umidi con quelli secchi ed amalgamare bene.

Riempire i pirottini , tipo quelle dei muffin, per poco più di metà con un cucchiaio, inserli nelle formine ed infornare a 170° per circa mezz'ora, senza farli scurire.
Una volta sfornati, far raffreddare, tagliare la calotta superiore, inumidire la base con una bagna che preferite , con la sac a poche fare uno strato di crema  sulla base, io ho preparato la crema al limone che potete vedere qui .
Bagnare leggermente anche la calotta, che dividerete in due e adagiatele sulla crema a forma di alette. Guarnire a piacere e spolverizzare di zucchero a velo.

mercoledì 2 settembre 2015

CUCINA PUGLIESE: Pomodori secchi sott'olio


Buongiorno ed eccoci qua, dopo la pausa estiva, con un nuovo appuntamento della rubrica L'Italia nel piatto!
Un saluto particolare alla nuova arrivata nel gruppo e rappresentante della Sardegna...benvenuta Daniela!
Il tema di oggi è:  SALSE, CONDIMENTI, CONSERVE E LIQUORI

Il periodo estivo è l'ideale per tutte quelle preparazioni che ci permettono di assaporare specialità anche durante i mesi invernali.

La mia cucina vi propone i pomodori secchi sott'olio.

Sono una vera ghiottoneria pugliese, ma anche di altre regioni del sud, che grazie a questa tecnica di conservazione ci regala un sapore unico e speciale di questo frutto della terra!
In puglia, il pomodoro si coltiva ovunque.
Un prodotto rubasole che, assunto allo stato semiverde, maturo o secco, come succo o salsa, è sempre portatore di vita nell'organismo.

Per preparare i pomodori secchi sott'olio servono dei bei pomodori maturi e sodi della qualità S. Marzano, anche se io uso spesso i pomodori locali della marina, più piccoli ma saporitissimi proprio perchè coltivati nelle campagne vicino al mare, per cui ne assorbono tutto il profumo marino.
E' bellissimo, soprattutto nel mese di luglio o primi di agosto, ammirare queste distese di pomodori messi ad essiccare al sole su tavole e graticci dalle massaie pugliesi!
Per facilitare la preparazione si possono acquistare i pomodori già secchi...poi basta solo metterli sott'olio!
Sono ottimi come antipasto, contorno, oppure su una bella frisella come spuntino, per farcire ottimi panini o solo secchi per insaporire sughi e condimenti.

Ed ora passiamo alla preparazione di questa specialità!

Un abbraccio MILENA














Ingredienti:

pomodori della marina o S. Marzano
1/2 aceto di vino bianco
1/2 di acqua
olio evo
aglio
prezzemolo
menta
peperoncino
sale

Procedimento:

Lavare i pomodori, scolarli bene ed asciugarli.
Tagliarli in due parti nel senso della lunghezza, adagiarli con la parte interna verso l'alto su un'asse di legno o meglio ancora su un reticolo, cospargere i pomodori di sale, senza esagerare, questo serve per far perdere tutta l'acqua che contengono i pomodori e farli seccare più velocemente, eventualmente coprirli con un velo (insetti vari sono sempre in agguato!) e metterli a seccare al sole per tutto il giorno avendo cura di rientrarli in casa la sera affinchè non prendano tutta l'umidità della notte, rendendo vano l'essiccamento. Ricordarsi anche di rigirare ogni tanto ciascun pomodoro in modo che  secchino da ambo le parti.
Questa operazione verrà fatta per almeno 4 o 5 giorni o fino a quando diventano belli secchi.
A questo punto ci sono delle alternative:
1) lavare i pomodori secchi in una soluzione di metà acqua e metà aceto
oppure
2) mettere sul fuoco un tegame con metà acqua e metà aceto, quando bolle spegnere il fuoco e versare i pomodori secchi  per qualche minuto (io uso questo metodo)
La quantità di aceto può variare in base ai propri gusti, c'è anche chi li lava solo con aceto.
Una volta scolati  bisogna asciugarli bene con carta assorbente o canovacci e farli raffreddare.
Ora si possono sistemare nei barattoli sterilizzati alternando pomodori secchi con prezzemolo, menta, aglio e peperoncino.
Versare l'olio evo nei barattoli badando a non lasciare bolle d'aria e controllando per qualche giorno il livello dell'olio, nel caso aggiungerne dell'altro.





Vediamo ora le prelibatezze delle altre regioni:

Piemonte: Salsa rubra

Trentino-Alto Adige: Confettura di susina di Dro D.O.P

Friuli-Venezia Giulia: Confettura di mele

Lombardia: La peverada

Veneto: Liquore al maraschino

Emilia Romagna: Scalogni sott'olio

Liguria: Trofie con calamaretti e bottarga su crema di cavolfiore
Toscana: Fichi canditi alla contadina
  
Umbria: Verdure in agrodolce

Abruzzo: Marmellata di Pesche

 Lazio: Fichi sciroppati con nocciole

Campania:Alici sotto Sale 

Basilicata: Aglio, olio e polvere di peperone crusco

Puglia: Pomodori secchi sott'olio

Calabria: " Provviste " con pomodori secchi

Sicilia: Pesto pantesco

Sardegna: Composta di susine, cipolla rossa, mirto nero e aceto balsamico